inviata da Carlo Sozzi
La limitatezza delle risorse destinate alla sanità pubblica e l'esaurirsi dei processi di razionalizzazione ottenuti con la trasformazione delle USL in Aziende,consigliano di utilizzare lo strumento della partecipazione per fidelizzare maggiormente gli operatori della sanità alla gestione delle loro AUSL.
La legge regionale n.29 del 24/12/2004 per favorire il coinvolgimento dei professionisti (di tutte le categorie sanitarie) nei processi decisionali ha valorizzato il ruolo del Collegio di Direzione come organo istituzionale che affianca la Direzione Generale e il Collegio dei revisori dei conti così come ha enfatizzato il ruolo de distretti sanitari per migliorare la collaborazione fra l'AUSL e i Comuni per favorire la partecipazione dei cittadini.
Il Collegio di Direzione,presieduto dal Direttore Sanitario d'azienda,è fondamentalmente composto dai Direttori di Dipartimento i quali vengono attualmente nominati "con mandato triennale rinnovabile,dal Direttore Generale nell'ambito di una terna di dirigenti con incarico di direzione di struttura complessa,selezionata e proposta dal Comitato di dipartimento sulla base del programma di lavoro presentato,nonché per il possesso di particolari attitudini organizzativo-gestionali e capacità di coinvolgimento,valorizzazione e responsabilizzazione dei collaboratori.Nel caso in cui il Direttore Generale si discosti dalla terna proposta,dovrà formulare adeguata motivazione."(Atto aziendale art.22.1).
Ora non v'è chi non veda come l'eccessivo verticismo che la legge regionale aveva inteso attenuare,pur mantenendo intatti i benefici della managerialità
Intervista a Ines Briganti
di Massimo Fellini
Partito Democratico, due storie che si sono unite per parlare alla storia di tutti. Due tradizioni dal passato antagonista hanno generato un futuro condiviso e partecipato. Come procede il processo di costruzione del nuovo soggetto politico?
“E’ una sfida indubbiamente importante e pesante, due mondi che si sono uniti senza tuttavia fondersi, dalle radici culturali e storiche distanti ma non contrastanti. Abbiamo fatto i conti, anche dolorosi, col nostro passato decidendo di trattenere ciò che ci accomuna e che quindi ci tiene assieme fornendo così ragione d’essere e identità al Partito Democratico. Abbiamo capito che la società italiana ha maturato nuove esigenze e il Partito Democratico può incontrarle e soddisfarle. I valori sono comuni e assodati: democrazia, solidarietà, progresso sostenibile, famiglia; da qui si parte con una direzione unica e condivisa. Certamente si tratta di un percorso difficile compiuto in pochissimo tempo, sebbene non partissimo totalmente sprovvisti di precedenti incoraggianti. L’esperienza positiva dell’Ulivo che ci aveva rincuorati molto”.
Manca ancora qualche cosa al completamento del percorso intrapreso?
“Purtroppo ho la sensazione che il percorso si sia fermato, ci siamo bloccati forse perché scottati dalla sconfitta alle elezioni. In proposito condivido quanto scritto da Miriam Maffai all’indomani della meravigliosa manifestazione del Partito Democratico del 25 ottobre sostenendo che il popolo della sinistra non è schifato dalla politica generalmente, ma è lontano da questo tipo di politica. Perciò diamoci una mossa e soprattutto non inseguiamo Berlusconi e i nostri avversari sul loro campo, facciamo un’opposizione sul merito dei provvedimenti in Parlamento e non sulle battute del Premier”.
Parlando di Partito Democratico è naturale parlare di elezioni primarie, come quelle che dovrete affrontare lei e il suo concorrente Paolo Lucchi domenica 23 novembre. Riscontra qualche disparità?
“Non sono pienamente soddisfatta; iniziative come quella svolta con Paolo Lucchi, Pierluigi Bersani e Vasco Errani dovrebbero tenere conto che i candidati alle primarie, nel nostro caso, sono due e il partito deve essere equidistante almeno nell’organizzazione di eventi come questi. Il nostro popolo, quello che crede nelle elezioni primarie, desidera vi sia uno svolgimento effettivamente democratico. Mi sarei aspettata non vi fossero favoritismi per nessuno. Qualche collega che stimo, come i repubblicani Luigi Di Placido e Luca Ferrini, mi dicono di aver salvato la democrazia interna del partito grazie alla mia candidatura; senza esagerazioni, però, vorrei che se lo ricordassero anche altri”.
Una nuova amministrazione per la città di Cesena: da dove ripartire e in quale direzione?
“Occorre dire con franchezza ai cittadini che ci aspettiamo un paio d’anni di difficoltà per le ristrettezze economiche imposte dai bilanci, a maggior ragione con la sottrazione dell’Ici (Imposta comunale sugli immobili). Tuttavia un Sindaco non può sottrarre servizi, anzi se possibile vanno potenziati, dobbiamo perciò agire con maggiore oculatezza, lavorare in economia sui lavori pubblici, magari costruendo qualche rotatoria in meno, ma soprattutto sviluppare grande attenzione per aggiudicarci finanziamenti europei e attrezzarci per i relativi bandi. Lo sportello Punto Europa deve diventare un vero e proprio cuore pulsante nella città. Incentivare, inoltre, le deleghe di servizi quando possibile ad associazioni che svolgano per conto dell’amministrazione le prestazioni necessarie, sempre mantenendo il controllo sui risultati e sulla modalità di conseguimento dei medesimi da parte della Giunta”.
Qualche esempio?
“E’ necessario che un ente locale intervenga a livello di scuola, incentivando il tempo pieno, per esempio, altrimenti si rischia di scaricare sempre sulle solite spalle, ovvero quelle delle donne, i problemi. Aiutare le famiglie con maggiori problemi ma soprattutto unire risorse, fare gruppo, una sorta di massa critica che meglio possa affrontare i problemi di Cesena e della Romagna”.
Comuni della Romagna uniti in un fronte comune e in un’unica direzione?
“Dobbiamo metterci insieme per dare maggiori risposte a costi minori. La mia proposta è di costruire tavoli permanenti su i grandi temi che riguardano cittadini e imprese. Servizi alla persona, sistema viario, ambiente cultura, insomma un grande sforzo collaborativo reso sistematico e non saltuario come invece è attualmente”.
Un esempio di un evento che possa unire?
“Costituiamo una rassegna di eventi culturali prendendo esempio anche da altre realtà; Cesenatico con Marino Moretti, Cesena con Renato Serra, San Mauro con Giovanni Pascoli, insomma unire le nostre eccellenze culturali anziché proporle in modo scollegato. Inoltre, adottando questo metodo di lavoro, saremo in grado di attrarre con maggior semplicità i finanziamenti europei, sui quali è necessario porre molta più attenzione e solerzia in futuro”.
Università, mondo dell’impresa e amministrazione comunale, che legame proporre?
“Anche in questo caso serve un tavolo di regia e l’amministrazione comunale deve assumere un ruolo decisivo, facendosi promotrice dell’iniziativa. L’amministrazione deve gestire il meno possibile in tal senso, ma può sforzarsi per mettere assieme e far dialogare il mondo dell’Università e quello dell’impresa per affrontare il grande problema della ricerca applicata al mondo del lavoro”
Si ripropone un problema già lamentato da più soggetti, quello della ricerca applicata alle aziende del territorio…
“Se non si produce ricchezza non c’è poi nulla da distribuire perciò le esigenze delle imprese devono essere ascoltate dall’Università con grande attenzione; deve scattare un meccanismo tramite il quale la ricerca di base si trasformi in ricerca applicata. Tradurre i frutti dei saperi alle nostre aziende e al nostro sistema produttivo. Anche in questo caso il ruolo dell’amministrazione diventa importantissimo per creare le condizioni di incontro”.
Le imprese domandano insistentemente dialogo e agevolazioni burocratiche. Cosa risponde loro?
“L’assessorato all’urbanistica ha fornito risposte alla giacenza di aree produttive ma ancora non basta. Lo sportello Unico per le imprese non funziona e questo è un fatto ormai innegabile, perciò va ripensato. Bisogna assolutamente evitare che gli sforzi delle imprese vengano fagocitati dalla burocrazia. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di lavorare e serve un cambiamento radicale dell’amministrazione nei loro confronti, prendendo esempio anche da altre realtà”.
Conosce esempi riproducibili in tal senso?
“Recentemente ho visitato il comune di Rivoli dove è stata allestita una piattaforma multiservizi tecnologicamente attrezzata dotata di trenta sportelli. Hanno impiegato 2 anni e mezzo e non tutti i problemi sono risolti nel rapporto con i cittadini, ma le cose vanno decisamente meglio ora. Possiamo seguire la stessa strada”
In questi anni sono state privilegiate scelte di tipo architettoniche e viarie che hanno cambiato e cambieranno radicalmente la città e la sua funzionalità. Su quali aspetti ora bisognerà porre maggiore attenzione?
“Gli incidenti a Cesena sono diminuiti del 40% a testimonianza del fatto che le scelte inerenti la sicurezza stradale sono state giuste. Se anche fossero servite a salvare una vita soltanto, significa che sono state scelte indispensabili. Ora dovremo però dedicarci ad altri grandi temi. Vi sono alcuni problemi a Cesena che non possono più essere messi in disparte come il foro annonario e la sistemazione di Piazza della Libertà, parcheggio al Lugaresi”.
Le sue proposte per ciascun problema?
“Il foro annonario è una ferita aperta nel cuore della città e va riqualificato; certamente la situazione attuale non è più sostenibile. Su come migliorarlo troveremo una soluzione consensuale ma certamente affronteremo il problema. Stesso discorso va fatto su Piazza della Libertà sebbene qui ci sia minore urgenza. Realizzare un parcheggio, magari interrato, gestito dall’amministrazione potrebbe rappresentare un impegno troppo consistente nonostante i commercianti preferiscano questa opzione. La situazione va studiata con molta attenzione. Il parcheggio del Lugaresi a mio giudizio va assolutamente realizzato e aperto in modo da alleggerire il problema della sosta, specialmente nei giorni di mercato”.
Parliamo di fasce deboli, la soglia di povertà si sta drammaticamente alzando anche in una città benestante come Cesena. Lei come interverrebbe se diventasse sindaco?
“Dobbiamo liberarci sempre più del concetto di assistenzialismo e fornire forme di assistenza a tempo pieno solo una volta verificata l’effettiva esigenza. In compenso credo dobbiamo intervenire su quelle famiglie che attraversino forme di disagio temporaneo. Nella vita si possono attraversare fasi di grandi difficoltà che poi possono essere superate e noi come amministrazione dobbiamo essere bravi ad intervenire anche in questi casi, in modo temporaneo, ma incisivo”.
Una svolta nella cultura dell’assistenza?
“Esattamente. Non dobbiamo abituare le persone all’aiuto a prescindere dalle reali necessità. Non si fanno gli interessi della collettività in questo modo. Certamente va mantenuta grande attenzione alle emergenze, alle disabilità e alle relative problematiche urbanistiche. Mai abbassare la guardia ma orientare il nostro sostegno in maniera ancora più precisa e personalizzata”.
La gestione delle società municipalizzate come Hera la soddisfa?
“Le persone si lamentano spesso dell’incremento del costo delle bollette però dobbiamo far passare il messaggio che quei soldi rappresentano maggiori risorse nelle casse comunali da impiegare per i servizi ai cittadini. Detto questo credo che sia nostro compito rivedere il funzionamento e la composizione dei consigli di amministrazione delle società municipalizzate, affidando competenze specifiche, rodate. Credo, inoltre, che il rapporto con il cittadino vada migliorato e al tempo stesso studiare dei piani di aiuto per il pagamento delle bollette per le fasce indigenti”
Come si rapporta la tema della diversità religiosa e alle attualissime problematiche di convivenza?
“Sono una persona molto curiosa, mi intriga la conoscenza della diversità. Per farle un esempio nella mia lunga carriera da insegnante non ho mai dato note sul registro ai miei studenti, proprio perché prediligo l’ascolto delle ragioni altrui, con umiltà e pazienza. Detto questo, però, credo anche che nel rapporto con le persone di religioni diverse, sia necessario attribuire diritti ma anche pretendere doveri, non dimenticando mai che per ogni cultura esiste un nucleo di valori e tradizioni sul quale non si può intervenire né negoziare; mi riferisco nel nostro caso alla laicità delle istituzioni, alla tutela dei diritti umani, al rispetto della donna, alla democrazia, alla solidarietà verso i più deboli. Tutto questo rappresenta la nostra identità, figlia della nostra storia e non possiamo rinunciarci. Su tutto il resto possiamo discutere”.
Moschea a Cesena, lei è favorevole?
“La Moschea non può non essere riconosciuta ma serve la certezza che sia un effettivo luogo di culto. Le autorità pubbliche devono conoscere il contenuto dei discorsi fatti all’interno della Moschea nel momento in cui non venga posta distinzione tra religione e altri tipi di argomenti”.