| Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo |
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Oggi è il 61° della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Mi permetto qualche riflessione in merito.
1) Di chi fu l'idea? Il Presidente degli Stati Uniti Roosevelt, nel messaggio rivolto al congresso nel 1941 aveva elencato quattro libertà fondamentali sulle quali si sarebbe dovuta fondare la comunità mondiale: "La prima è la libertà di parola e di espressione - ovunque nel mondo. La seconda è la libertà di ciascuno di adorare Dio a suo modo - ovunque nel mondo. La terza è la libertà dal bisogno che, a livello mondiale, significa accordi economici che assicurino ad ogni nazione una vita sana e pacifica per i suoi cittadini - ovunque nel mondo. La quarta è la libertà dalla paura, che a livello mondiale, significa la riduzione degli armamenti in maniera tale che nessuna nazione sia in condizione di commettere un atto di aggressione contro i suoi vicini - ovunque nel mondo." 2) Dunque il contenuto della Dichiarazione può essere raccolto in quattro categorie fondamentali che richiamano straordinariamente alcuni principi della nostra Costituzione: 3) A che punto siamo oggi nel riconoscimento e nell'applicazione della Dichiarazione del 1948? I principi enunciati fondano una società in cui la persona è il fine al quale va garantita possibilità di vita e di emancipazione, cioè di esistere dignitosamente coltivando la propria libertà; di tale parere è anche Stefano Rodotà, come ha dichiarato in un'intervista a "Speciale TG1". La Dichiarazione è nata dopo due terribili guerre, dopo la Shoah, dopo le bombe atomiche; negli Stati Uniti i neri erano ancora fortemente discriminati, in Sudafrica esisteva l'Apartheid, gli Asiatici erano segregati in aree prestabilite, la quasi totalità degli Stati Africani era ancora una colonia europea. Ma, nonostante le riflessioni che hanno condotto all'elaborazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, nonostante la sua adozione, nonostante l'impegno solenne di tante nazioni ad evitare il ricostituirsi (o il protrarsi) di modelli sociali che mettessero di nuovo a repentaglio la vita e la libertà delle persone, quel progetto di equa distribuzione di giustizia, che pareva voluta da tutti, si è trasformato ancora una volta in una marcia, quasi a tappe forzate, verso una società di disuguaglianze e discriminazioni. Forse allora era fresca la memoria delle atrocità, delle tragedie, dei lutti, delle discriminazioni, delle prevaricazioni, era fresca l'immagine di intere città rase al suolo. Forse allora è prevalsa la consapevolezza che ciascun individuo sarebbe stato tutelato soltanto se anche gli altri, tutti gli altri, fossero stati tutelati. Ci si può consolare dicendo che oggi è Presidente degli Stati Uniti d'America un americano nero, che l'Apartheid fortunatamente non c'è più. Restano comunque i genocidi, la fame, le guerre che gli Stati che avevano firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani non sono capaci o non vogliono affrontare e risolvere. Forse potrebbe essere una soluzione quella auspicata da Rita Levi Montalcini: sarebbe ora di pensare ad una dichiarazione dei doveri universali dell'uomo.
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